Giornate internazionali: il 10 ottobre è il World Mental Health Day (Giornata Mondiale della Salute Mentale), un monito per il tema della Sanità. LA NOTIZIA
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Da non confondere con la Giornata Mondiale della Salute che viene celebrata annualmente il 7 aprile – la Giornata Mondiale dedicata alla Salute Mentale si celebra il 10 ottobre. Il tema scelto dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) per la campagna del 2025 è “La salute mentale nelle emergenze umanitarie”, a supporto dei bisogni psicosociali in chi è stato colpito da emergenze umanitarie quali disastri ambientali, conflitti ed emergenze di salute pubblica, con ripercussioni negative sulla salute mentale. Ed è proprio di questo che vogliamo parlarvi.
Intanto l’OMS lancia l’allarme: un medico e un infermiere su 3 in Europa soffrono di depressione o disturbi d’ansia, e 1 su 10 ha manifestato pensieri suicidari nelle ultime settimane. Questo è quanto emerge dall’indagine del MeND (Mental Health of Nurses and Doctors), realizzata su oltre 90mila operatori sanitari di 29 Paesi. La più larga mai realizzata, condotta dall’Oms Europa. Dietro questi numeri allarmanti (il doppio rispetto alla popolazione generale), vi è un sistema sanitario sotto pressione, quasi in cortocircuito; segno di un disagio radicato e diffuso nel settore sanitario europeo. Ad emergere come fattori determinanti sono le condizioni di lavoro: turni infiniti, violenze sul posto di lavoro, contratti instabili e carichi emotivi (burnout) per molti diventati insostenibili.
Nel profilo nazionale concernente l’Italia, il quadro non è meno allarmante: secondo i dati Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), oltre il 40% di medici e infermieri italiani presenta sintomi riconducibili a stress cronico o a sovraccarico di lavoro, percentuale tra le più alte d’Europa. La crisi della salute mentale tra gli operatori sanitari è un tema centrale della crisi della sicurezza sanitaria: salvaguardare il loro benessere significa proteggere e tutelare i pazienti.
Il sistema italiano di salute mentale, basato sulla Legge Basaglia (n.180/78) e sui Dipartimenti di Salute Mentale, ad oggi paga lo scotto di anni di sottofinanziamento e di carenze di personale. Carenza di personale che determina un sovraccarico dei reparti psichiatrici ospedalieri e dei pronto soccorso, i quali rappresentano il primo punto di accesso per le persone in crisi.
Depressione e ansia in aumento anche tra giovani e donne: ce lo dicono i dati Ocse e Iss (Istituto Superiore di Sanità). Nello specifico, nel periodo 2021-2024, l’incidenza di sintomi depressivi è cresciuta di oltre il 30% tra i 18-34enni. Le Regioni Sardegna, Marche e Molise registrano da anni le prevalenze più alte di disagio psichico, a causa di risorse limitate e tempi lunghi di attesa per visite e terapie (le famigerate liste d’attesa della sanità italiana).
L’OMS stima una carenza di quasi un milione di operatori sanitari entro il 2030 e avverte che ignorarne la crisi psicologica significherebbe compromettere la tenuta stessa dei sistemi sanitari.
Il rapporto Ocse invita il nostro Paese a superare la frammentazione delle politiche sulla salute mentale, adottando la strategia di includere la salute mentale in ogni ambito pubblico: scuola, lavoro, welfare e potenziare la prevenzione nei contesti di lifestyle. Oms e Ocse convergono su un punto preciso: la salute mentale è, e deve essere, un diritto di cittadinanza, non un lusso per pochi. Garantirla significa difendere il benessere della collettività, l’equità e la sostenibilità dell’intero sistema.
Del resto, è la testa che ci guida.
