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La prima grande tendenza del 2026 riparte dalla nostalgia dei tempi passati. Un desiderio che coinvolge i “nativi digitali” della Generazione Z e dei Millennials (o Early Millennials o Generazione Y). Ovvero i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e il 2010, per i primi, e i nati a cavallo tra gli anni ’80 e la prima metà dei ’90, per i secondi.

Sui social spopolano meme, video e riferimenti di un periodo che si riferisce ormai ad una decade fa. Su TikTok e Instagram si ha la classica condivisione di foto del passato, con il trend dei filtri rosa-blu. Un throwback al 2016 anche tra le celebs, che nel web rispolverano momenti pop, copertine e amori, come a sfogliare un vecchio album di famiglia. Le star ripostano vecchi selfie con filtri Snapchat (con orecchie e nasi da coniglio, gatto o orsetto). Ma non solo.

La 2016 mania è diventata anche una strategia di marketing che coinvolge anche il mercato della moda. Anche la bellezza si nutre di questo sentimento e “sbadiglio collettivo”: l’armonia di dieci anni fa non riguarda solo la musica e i social, ma arriva anche al mondo dell’estetica. Tendenze beauty di dieci anni fa invadono le bacheche di Pinterest, tra top off shoulder, skinny jeans, maxi orecchini e numerose ricerche sui brand cool di quel momento. Punto forte della rivoluzione culturale in atto, ora tornata in voga, è la moda “aesthetic” del 2016. Look “non consapevoli” che non avevano uno schema preciso, come denim a vita media, felpe oversize, crop top, sneakers iconiche, colori fluorescenti, t-shirt con stampe particolari, zainetti mini e occhiali a specchio: una moda disordinata ed essenziale ma certamente per questo semplice e autentica. Quello del “Il 2026 è il nuovo 2016” è uno slogan per dire che il quiet luxury e la social fatigue odierne hanno fatto il loro tempo, con la necessità e la volontà di tornare ai volumi e ai colori, per ciò che riguarda l’estetica; e la lentezza, la leggerezza e la naturalezza per quanto concerne il lifestyle.

Il 2016 trend coinvolge anche la musica, con frammenti di hit dell’epoca nei reel, e lo sport che rievoca i fasti di quell’anno. Nella musica abbiamo “Vorrei ma non posto”, “Andiamo a comandare” e altri brani protagonisti del 2016 che ritornano attuali. L’anno di uscita della prima stagione di Stranger Things – una delle serie tv più seguite del momento – e anche di La La Land e Pokémon Go, insieme ad altri film rimasti memorabili.

Nel 2016 i social non erano ancora concepiti come oggi, ma erano considerati come un semplice momento di svago e di gioco. Le prime challenge, la scoperta dei selfie “no filter”, le prime app di messaggistica e i blog hanno segnato in quell’anno le varie piattaforme. Una concezione dei social più leggera se comparata a quella attuale che risulta essere dominata dai numeri e dalle visualizzazioni. Un periodo in cui i social erano più umani e “vicini” senza la competizione che li governa oggi. A seguire il trend sono principalmente coloro che stanno alla soglia dei 40 anni. Memento mori di un tempo diverso: più facile, più gestibile, più umano; con più filtri vintage e meno IA: ergo, le modifiche si apportavano ugualmente ma erano più spontanee e innocenti.

L’approfondimento

Ma perché non riusciamo a superare il 2016 o il ricordo di un anno in particolare? C’è una ragione scientifica dietro al “2016 core”, secondo cui questo non rappresenterebbe solo un anno, ma sarebbe un effetto collaterale del cervello. Gli psicologi chiamano questo fenomenopicco di reminiscenza”. Infatti, tra i 15 e i 25 anni, il cervello attraverserebbe una fase di plasticità e intensità emotiva massima. Un periodo in cui le esperienze vengono scolpite nella memoria con una forza che non ha eguali nel resto della vita: ricordi più forti, emozioni più intense e musica che resta incisa. Motivo per cui ogni qualvolta riascoltiamo un pezzo di quell’anno, il nostro cervello attiva un rilascio immediato di dopamina: il nostro rifugio mentale nei momenti di down. Persino chi non ha davvero vissuto quell’epoca ne prova nostalgia. Questo fenomeno si chiama “anemoia”. I più giovani della Gen Z, i “Zalpha” (o Gen Alpha) – coloro che sono definiti “i nuovi nativi digitali” –, che in quell’anno avevano tra i 7 e i 9 anni, oggi sono i migliori fan del 2016. Internet, meme e cultura pop hanno trasformato un tempo che non si è vissuto in età dell’oro, facendolo percepire come tale.

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