Trani, il suono che graffia il silenzio: il musical “INRI” che lascia il segno. Il fatto e l’intervista

TRANI – Non è stato un semplice spettacolo, ma un’esperienza che ha attraversato i sensi e scosso le coscienze. Domenica 5 aprile, nel teatro della Parrocchia Spirito Santo, INRI – Io Non Resto Indifferente ha trasformato la scena in un luogo di impatto emotivo profondo, dove luce, voce e silenzio si sono fusi in un racconto potente.
Già dall’ingresso in sala si percepiva una tensione sottile, quasi elettrica. Le luci soffuse accarezzavano il buio, mentre il pubblico prendeva posto in un’atmosfera sospesa. Poi, il primo segno: un fascio di luce netto, quasi tagliente, ha squarciato la scena. Un contrasto visivo deciso, tra ombra e bianco accecante, che ha subito imposto il tono della serata.
Al centro, un lenzuolo adagiato su una superficie grezza. Immobile, ma carico di significato. Un’immagine semplice, eppure capace di evocare peso, memoria, assenza. Si poteva quasi percepire la consistenza del tessuto, la sua freddezza, il suo silenzio.
A dare voce a questo spazio è stato il Nuovo Vecchio Coro, protagonista di una performance che ha saputo unire intensità e controllo. Le voci non si sono limitate a riempire l’ambiente: lo hanno abitato. Hanno vibrato nei corpi degli spettatori, attraversando la sala come onde lente, a tratti carezzevoli, a tratti taglienti.
Il suono si è fatto materia. Grave, profondo, quasi ruvido nei momenti più drammatici; leggero e avvolgente subito dopo, come un respiro che si distende. Un’alternanza capace di tenere il pubblico in uno stato di ascolto totale, in cui ogni pausa diventava significativa quanto ogni nota.
Il tema dell’indifferenza, evocato già nel titolo, ha trovato piena espressione in questa costruzione sensoriale. Non un messaggio gridato, ma insinuato. Lo spettatore è stato chiamato a “sentire” prima ancora che a comprendere, a lasciarsi attraversare da una narrazione che non concedeva distanze.
Applausi lunghi, partecipati, ma quasi rispettosi al termine della performance, come se rompere quel silenzio costruito con tanta cura richiedesse un atto di coraggio. Segno evidente di un pubblico coinvolto, toccato, forse anche interrogato.
Con INRI, la Parrocchia Spirito Santo e il Nuovo Vecchio Coro hanno dimostrato come anche un contesto locale possa farsi spazio di sperimentazione artistica e riflessione collettiva. Un evento che non si è limitato a essere visto o ascoltato, ma che è stato, soprattutto, vissuto.
E che, proprio per questo, difficilmente verrà dimenticato.
L’intervista a don Michele Caporusso nei panni di Gesù.
Stefano Patimo

























