Il Lontano Ovest: violenza e umanità tra frontiere di ieri e oggi

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Il Lontano Ovest: violenza e umanità tra frontiere di ieri e oggi
Il Lontano Ovest: violenza e umanità tra frontiere di ieri e oggi

Parlando di Far West, del lontano ovest, è quasi impossibile trarsi fuori senza sforzi dall’immagine alle volte eroica, altre sporca e violenta, che decenni di letteratura, opere a fumetti e produzioni cinematografiche ci hanno lasciato di un’epoca così breve ma così complessa, costruita sulla frenetica impalcatura di un’industrializzazione crescente che, se da un lato permette una rapida colonizzazione delle terre a ovest dei fiumi Mississippi e Missouri, dall’altro causa il rapido tramonto della saga dei cowboy, dei fuorilegge, dei pistoleri.

Per comprendere quanto ci sia di vero nel racconto epico di John Ford o in quello cruento e brutale di Sergio Leone – per citare forse le principali polarità opposte nel racconto della storia della frontiera americana – occorre innanzitutto capire quando, e in che modo, quella stessa frontiera finì per venire lentamente alla luce.

Non esistono scuole di pensiero concordi nell’affermare un punto di inizio e uno di fine per la storia del selvaggio west, nonostante essa tenda a collocarsi grossomodo tra la fine della Guerra di Secessione (1861 – 1865) e la Rivoluzione Messicana (1910 – 1917), nell’arco di circa cinquant’anni in cui grosse masse di individui, attratti dalla possibilità di costruire liberamente la loro esistenza nelle sconfinate e selvagge terre sottratte ai Nativi Americani, lasciarono il mondo industrializzato sulla costa atlantica per sperimentare la libertà col coraggio e l’intraprendenza dei pionieri.

Nei Territori incontaminati dell’ovest, gli stessi pionieri avevano spesso ben poche garanzie di sopravvivenza: malattie come tifo, scorbuto, dissenteria e vaiolo erano all’ordine del giorno, così come lo era il rischio di incorrere in scorribande e razzie di gruppi di Nativi che non accettavano la reclusione nelle Riserve federali.

A guidare pionieri, mormoni, cercatori d’oro e cowboy, allora, era la promessa di speranza che quella terra di opportunità silenziosamente faceva loro: una possibilità di ricominciare, di ricostruire la propria identità, di vivere la propria vita secondo la volontà di ciascuno.

La ricerca della felicità, del resto, era già stata espressa come uno dei diritti “di per sé evidenti” dell’uomo nella Dichiarazione di Indipendenza: allora, forse, possiamo accorgerci come questa stessa ricerca sia alla base delle frontiere di oggi, delle grandi migrazioni, delle masse di popoli che rifuggono la fame e la guerra, in cerca di speranza, di luce, di vita.

Perché la frontiera, prima di tutto, prima del cinema e dei fumetti, significa speranza e libertà di sognare, allora come oggi, per chi ha il bisogno e la forza di osare.

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