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No alla mensa scolastica: la protesta delle famiglie di Taurisano. La vicenda

di Mariella TrapaniSettembre 13, 2025  |  3 min di lettura

I genitori: “I nostri figli non mangeranno a scuola finché non ci daranno garanzie”

Taurisano (LE) – In questi giorni di ritorno tra i banchi di scuola, si torna a parlare anche di lei, la mensa scolastica: non sempre vista di buon occhio da genitori e alunni, per qualità delle materie prime e metodi di somministrazione, con spesso tempi di trasporto lunghi, alquanto discutibili per la salute e la sicurezza di chi ne usufruisce. Ed è proprio da loro, dalle famiglie, che parte la protesta.

Alcuni genitori del comune taurisanese hanno annunciato di non far mangiare i loro figli a scuola, a seguito dello scandalo dell’olio lampante finito nelle mense di scuole e di Rsa del Leccese, avvenuto lo scorso luglio.

Olio “lampante” non adatto al consumo alimentare e miscelato con quello di semi, per essere poi spacciato come “extravergine” di oliva, finendo nei pasti dei refettori di ben 38 comuni del Leccese.

A fronte di ciò, 90 famiglie hanno presentato denuncia tramite i legali Luca Puce e Davide Micoletto, pronte a costituirsi parte civile in caso di processo. Intanto diversi Comuni, quali Castrignano del Capo, Racale e Casarano hanno rescisso i contratti con la società “La Fenice” di Galatone, finita al centro dell’inchiesta della Guardia di Finanza di Gallipoli.

“Non faremo mangiare nella maniera più assoluta i nostri figli a scuola, in segno di protesta finché non riceveremo garanzie”, dice perentoria una mamma manifestante. “C’è tanta preoccupazione poiché il servizio mensa è un servizio indispensabile per i genitori che lavorano, quindi è ovvio che chi è possibilitato, chi ha un aiuto e può prendere il bambino prima della mensa, lo farà. Chi invece purtroppo lavora e quindi non ha persone che possono aiutarlo, ha gravi difficoltà in questo senso, sì”, continua un altro genitore. “Dobbiamo stare tutti molto più attenti. Abbiamo chiesto di sciogliere il contratto con La Fenice. Siamo a quota 90 firme”, conclude un’altra mamma.

E nonostante la class action, il Comune di Taurisano sembra non aver ancora risposto alle richieste di accesso agli atti, per comprendere se ci siano i presupposti per rescindere il contratto con la suddetta azienda al centro dello scandalo.

Dall’indagine che ha portato a smascherare la frode alimentare, è emerso che la società pugliese, con sede a Galatone – che acquistava l’olio non adatto al consumo umano da una ditta calabrese, e che gestiva la fornitura dei servizi di refezione per la Scuola dell’Infanzia e Primaria, e strutture per anziani -, era al corrente del tranello.

Nello specifico, l’olio incriminato veniva venduto a 2,50 al litro, prezzo bassissimo e ultra-concorrenziale che garantiva la vittoria della gara di appalto (in questo caso per La Fenice). L’impianto di imbottigliamento riguardava oltre 6 mila litri di olio di oliva, che veniva dichiarato dal produttore calabrese “extravergine bio”, ma in realtà dalle analisi era risultato in parte olio di semi di girasole e in parte olio lampante.

Tra l’altro, già nel 2016 si erano avuti casi di malori in alcuni bambini del comune di Nardò, con il verificarsi di 174 casi totali di malesseri, tra bambini e qualche adulto, in diversi comuni del Salento.

L’olio “lampante” è un olio di oliva di scarsa qualità, non commestibile, caratterizzato da sapore e odore sgradevoli. In passato, come suggerisce il nome, era usato come combustibile per le lampade.

Tutti siamo stati allievi, scolari e, in linea di massima, ognuno di noi può dire di aver detto almeno una volta nella vita: “il cibo della mensa…lascia a desiderare” per meglio dire. Tolto il fatto che il cibo non si disprezza, ma questa è tutt’altra storia.

Mariella Trapani

Autore su Stranifatti.it. Fatti, storie e persone raccontati con attenzione al territorio.

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