sabato 17 Ottobre 2026 | Trani
ULTIM’ORA➜
Fatti ItalianiStranifatti

Torna a crescere lo smart working in Italia: 3,57 milioni di lavoratori da remoto nel 2025

Secondo i dati del Politecnico di Milano, nel 2025 gli smart worker italiani tornano a crescere raggiungendo quota 3,57 milioni

di Luca GentileOttobre 29, 2025  |  4 min di lettura

Dopo un leggero rallentamento nel 2024, il 2025 segna un nuovo passo in avanti per lo smart working in Italia. Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, sono oggi circa 3 milioni e 575 mila i lavoratori che operano almeno in parte da remoto, con un incremento dello 0,6% rispetto allo scorso anno. Un dato che, pur contenuto, conferma la stabilità di un modello di lavoro ormai consolidato nel panorama italiano e destinato a evolversi con le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale.

Crescita nel settore pubblico e nelle grandi imprese

L’aumento più significativo si registra nel settore pubblico, dove il numero di lavoratori in smart working è cresciuto dell’11% rispetto al 2024, raggiungendo 555 mila persone, pari al 17% dei dipendenti della Pubblica Amministrazione. Un balzo importante, favorito da politiche interne più strutturate e da una maggiore attenzione all’efficienza organizzativa e alla conciliazione tra vita privata e professionale.

Anche nelle grandi imprese la tendenza è positiva: oltre la metà del personale, circa 1,95 milioni di lavoratori, lavora in modalità ibrida o totalmente da remoto. La crescita dell’1,8% conferma come lo smart working sia ormai una componente stabile dei modelli aziendali. Secondo i ricercatori del Polimi, il 95% delle grandi aziende italiane dispone oggi di progetti dedicati al lavoro agile, spesso accompagnati da policy interne e linee guida ufficiali.

Le piccole imprese restano indietro

La situazione è diversa per le piccole e medie imprese, dove il lavoro da remoto mostra un netto calo. Nelle PMI la flessione è del 7,7%, mentre nelle microimprese si attesta intorno al 4,8%. In questi contesti, solo l’8% dei lavoratorilavora in modalità agile, e la gestione dello smart working è per lo più informale, basata su accordi diretti tra dipendenti e responsabili.

Secondo l’Osservatorio del Politecnico, la minore adozione dipende da vari fattori: carenza di infrastrutture tecnologiche adeguate, scarsa cultura digitale e una certa diffidenza verso modelli organizzativi percepiti come difficili da controllare. Tuttavia, la ricerca sottolinea anche che, tra le PMI che hanno sperimentato lo smart working in forma strutturata, la produttività e la soddisfazione dei lavoratori risultano superiori alla media.

Un cambiamento culturale ancora in corso

Il rapporto del Politecnico evidenzia come lo smart working non sia più una semplice risposta emergenziale — come durante la pandemia — ma una nuova filosofia del lavoro. Le aziende che hanno investito in formazione, strumenti digitali e cultura organizzativa flessibile registrano vantaggi concreti in termini di efficienza, retention dei talenti e riduzione dei costi operativi.

Nonostante ciò, il cambiamento culturale rimane la sfida principale. Molti manager faticano ancora a misurare la performance in base ai risultati piuttosto che alla presenza fisica, e nelle imprese più tradizionali permangono resistenze legate al controllo e alla percezione della produttività.

L’Osservatorio sottolinea che le politiche aziendali di lungo periodo e la fiducia reciproca restano elementi chiave per consolidare modelli di lavoro realmente agili e sostenibili.

Smart working e IA: il futuro del lavoro flessibile

Con l’arrivo di strumenti basati sull’intelligenza artificiale, l’evoluzione dello smart working è destinata ad accelerare. Assistenti virtuali, software predittivi e piattaforme collaborative permettono oggi una gestione del lavoro a distanza più efficiente, rendendo possibile coordinare team distribuiti in tempo reale.

Tuttavia, l’espansione del lavoro da remoto richiede anche nuove competenze digitali e una maggiore attenzione alla sicurezza informatica e alla salute mentale dei dipendenti, tematiche su cui le imprese italiane stanno iniziando a investire con maggiore consapevolezza.

Un’Italia più flessibile, ma ancora a due velocità

Il ritorno alla crescita del lavoro da remoto dimostra che lo smart working è ormai parte integrante del tessuto produttivo italiano, ma con differenze ancora marcate tra grandi aziende e PMI.

Le prime si muovono verso modelli di organizzazione avanzata e supportati da tecnologie digitali, mentre le seconde appaiono più lente nell’adattarsi, frenate da limiti infrastrutturali e culturali.

L’Italia, nel complesso, sembra però aver imboccato la strada giusta: il lavoro agile non è più una parentesi temporanea, ma una realtà strutturale che ridefinisce tempi, spazi e relazioni professionali. E in un mercato in continuo cambiamento, la flessibilità potrebbe rivelarsi la risorsa più preziosa.

◆ Tag:italianews

Luca Gentile

Autore su Stranifatti.it. Fatti, storie e persone raccontati con attenzione al territorio.

Scopri tutti gli articoli →
ARTICOLO PRECEDENTE
ARTICOLO SUCCESSIVO