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Mercato dei Big Data in Italia: nel 2025 supera i 4 miliardi di euro

Secondo il Politecnico di Milano, il mercato dei Big Data in Italia vale 4,1 miliardi di euro (+20% in un anno).

di Luca GentileNovembre 5, 2025  |  4 min di lettura

Il 2025 segna un nuovo traguardo per il mercato dei Big Data in Italia, che supera per la prima volta la soglia dei 4 miliardi di euro, con una crescita del 20% rispetto al 2024. È quanto emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio Big Data & Business Analytics del Politecnico di Milano, che fotografa un settore in rapida espansione ma ancora lontano dal pieno potenziale.

Il dato conferma la centralità dell’analisi dei dati nel tessuto economico italiano, spinta dall’evoluzione tecnologica, dal cloud computing e soprattutto dalla diffusione dell’intelligenza artificiale generativa. Tuttavia, la crescita del volume d’affari non corrisponde a una maturità organizzativa diffusa: molte imprese non dispongono ancora di architetture dati adeguate o di una governance chiara per gestire il ciclo di vita delle informazioni, ostacolando così l’adozione efficace dell’IA.

Le grandi aziende guidano la crescita

Secondo il Politecnico, circa un quarto del mercato è oggi rappresentato da infrastrutture e soluzioni legate all’intelligenza artificiale generativa, mentre i servizi professionali crescono a un ritmo ancora più alto, registrando un +27% rispetto all’anno precedente.

Tra i settori più dinamici spiccano le banche (+22%), le assicurazioni e la manifattura (+21%), seguite dalla Pubblica Amministrazione (+17%), che pur in miglioramento resta indietro sul fronte dell’innovazione dei processi.

Un segnale incoraggiante arriva dal fatto che l’87% delle grandi aziende italiane ha costruito una propria data platform, ma solo una parte di esse riesce davvero a governare in modo completo l’intero ciclo di vita del dato. La ricerca rivela infatti che solo il 38% delle grandi imprese ha definito una strategia organica di valorizzazione dei dati, mentre appena una su cinque ha nominato un Chief Data Officer, figura sempre più cruciale per integrare analisi, business e tecnologia.

Le PMI si muovono, ma restano in ritardo

Le piccole e medie imprese italiane mostrano segnali di progresso, ma a un ritmo ancora discontinuo. Nel 2025, l’89% delle PMI svolge attività di analisi dei dati, con un incremento di dieci punti percentuali rispetto al 2024. Tuttavia, nella maggior parte dei casi si tratta di pratiche occasionali e poco strutturate, spesso limitate all’uso di fogli elettronici o strumenti non integrati.

Il divario con le grandi imprese resta evidente, soprattutto in termini di risorse dedicate e competenze interne. Senza figure specializzate e piattaforme centralizzate, le PMI rischiano di non poter beneficiare appieno dell’intelligenza artificiale come leva di crescita competitiva.

Dati e IA: un binomio inscindibile

Per Carlo Vercellis, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Big Data & Business Analytics, il punto è chiaro: “Oggi, nelle organizzazioni, dati e intelligenza artificiale non possono più viaggiare su binari separati. È necessario integrarli in modo sinergico per ottenere risultati reali. In mancanza di questa integrazione, il potenziale valore dell’IA rischia di rimanere inespresso o addirittura generare nuovi rischi per le aziende”.

La mancanza di una cultura della data governance non solo limita la capacità di innovazione, ma può amplificare problemi legati alla sicurezza informatica, alla qualità dei dati e all’etica nell’uso dell’IA.

In un contesto in cui le tecnologie evolvono più rapidamente della loro regolamentazione, il rischio per le imprese italiane è quello di restare spettatrici dell’economia dei dati anziché protagoniste.

Big Data e AI: la sfida della trasformazione digitale

Il rapporto del Politecnico evidenzia un trend interessante: la crescita del mercato non è trainata solo dalla tecnologia, ma anche dalla crescente consapevolezza del valore strategico dei dati. Tuttavia, per trasformare i numeri in valore serve un cambio di mentalità.

Le aziende che hanno investito in piattaforme analitiche integrate, modelli predittivi e strumenti di machine learningstanno già vedendo un impatto concreto sulla produttività e sulla capacità decisionale. Ma per la maggioranza delle imprese, il percorso è ancora lungo.

L’assenza di strategie condivise e di figure dedicate alla gestione dei dati rappresenta il vero collo di bottiglia della trasformazione digitale italiana. È un ostacolo che frena non solo l’efficienza, ma anche la competitività internazionale del sistema produttivo, in un momento in cui il valore economico dei dati è ormai paragonabile a quello delle risorse energetiche.

I dati come nuova infrastruttura del Paese

L’Italia si trova davanti a un bivio. Da un lato, il mercato dei Big Data cresce a ritmi record e rappresenta una delle frontiere più promettenti dell’economia digitale. Dall’altro, la mancanza di una visione strategica unitaria rischia di rallentare il pieno sfruttamento delle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale.

Come sottolinea l’Osservatorio del Politecnico di Milano, il valore dei dati non risiede nella loro quantità, ma nella capacità di trasformarli in conoscenza, innovazione e decisioni consapevoli. Solo così l’Italia potrà passare da semplice utilizzatore a protagonista dell’ecosistema globale dei Big Data.

Luca Gentile

Autore su Stranifatti.it. Fatti, storie e persone raccontati con attenzione al territorio.

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