Bari decolla (ancora): le nuove rotte 2026 che trasformano il “Karol Wojtyła” in un hub sempre più glocal. Il fatto

C’è un modo semplice per misurare quanto la Puglia stia diventando glocal: guardare il tabellone partenze dell’aeroporto di Bari. Perché nel 2026 lo scalo non si limita a “portare i pugliesi fuori” — fa il contrario con la stessa energia: porta il mondo dentro, con nuove rotte, ritorni pesanti e un’idea chiara di crescita.
I numeri raccontano già l’inerzia: solo a giugno 2025 Bari ha superato i 771 mila passeggeri (+7,9% su giugno 2024), mentre l’intero sistema regionale viaggia su incrementi continui.
E intanto il “Karol Wojtyła” entra anche nelle classifiche europee degli scali più dinamici, segnale che non è più solo un aeroporto “stagionale”.
Sotto, la mappa aggiornata delle nuove destinazioni (e delle rotte che tornano/si rafforzano) divise per nazionali, internazionali e intercontinentali.
Nuove destinazioni nazionali: Italia con più scelta (e meno “solo scalo”)
Nel 2026 la rete domestica da Bari viene irrobustita soprattutto con voli che allungano la stagione e rendono più semplici i weekend “mordi e fuggi” (o i rientri di lavoro).
Tra i collegamenti presenti in programmazione winter/inizio 2026 compaiono, ad esempio:
Verona (Villafranca) (operativo in varie fasce nel periodo winter);
Cagliari (Elmas) (collegamenti nella winter);
Catania (Fontanarossa) (con frequenze distribuite nella stagione);
(Nota “da giornalista cattivo”: sulle rotte nazionali spesso la vera notizia non è il nome della città, ma la continuità in bassa stagione. È lì che un aeroporto smette di essere solo “estivo” e diventa hub.)
Nuove destinazioni internazionali: Europa e Mediterraneo più vicini
Qui le novità 2026 sono nette e con nomi che parlano chiaro: Regno Unito e Francia in primo piano, più un rafforzamento verso i Balcani/Caucaso e il ritorno della Grecia.
Regno Unito
Manchester: nuova rotta easyJet dal 3 luglio 2026, 2 voli a settimana (lun/ven).
Francia
Lille: nuova rotta Volotea dal 23 maggio 2026, 2 frequenze settimanali.
Grecia
Atene: ritorna il collegamento con Aegean in summer 2026 (3 voli a settimana).
Est Europa / Balcani / Caucaso
Erevan (Armenia)
Chișinău (Moldavia)
Skopje (Macedonia del Nord)
Queste rotte vengono presentate come ampliamento del network internazionale da Bari, con focus su traffico leisure e VFR (visit friends & relatives).
Se fino a pochi anni fa il long haul da Bari era materiale da leggenda metropolitana (“Sì, ma solo charter… sì, ma una volta…”), tra 2025 e 2026 diventa strategia.
Stati Uniti: New York raddoppia l’idea di Puglia globale
Neos: dopo l’avvio del collegamento diretto nel 2025, il Bari–New York viene annunciato come confermato/di ritorno anche nel 2026, con Dreamliner e doppia partenza settimanale.
United Airlines: annunciato anche un Bari–New York/Newark (stagionale estivo 2026), che aggiunge peso “da network” e non solo da charter/tour operating.
Rotte “esotiche” (gennaio–marzo 2026): il long haul in versione winter
Nel cuore dell’inverno, Bari prova la mossa da aeroporto grande: portare traffico anche fuori stagione con rotazioni verso mete extra-europee ad altissima domanda leisure:
Cancún (Messico)
Malé (Maldive)
Zanzibar (Tanzania)
Mombasa (Kenya)
Punta Cana (Repubblica Dominicana)
Le destinazioni e le finestre di operatività vengono riportate come frutto della collaborazione con Neos/Alpitour e del posizionamento di Bari come snodo anche per il lungo raggio.
Perché tutto questo conta (davvero): l’hub glocal che “fa sistema”
La parola glocal rischia di diventare uno slogan da convegno, ma qui ha una traduzione concreta:
più rotte = meno dipendenza dagli scali (Roma/Milano diventano opzione, non obbligo)
più lungo raggio = nuova domanda in arrivo, non solo pugliesi in partenza
più continuità in bassa stagione = turismo e business che respirano tutto l’anno.
E mentre i dati di traffico continuano a crescere e lo scalo si posiziona tra i più dinamici d’Europa, l’impressione è che Bari stia provando a fare una cosa semplice e ambiziosa: diventare la porta d’ingresso naturale del Sud Adriatico… senza perdere l’accento pugliese.
Stefano Patimo

