Il sogno Bari calcio adesso è finito in “C..asciara”. E ora chi lo racconta ai bambini? L’editoriale

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Cala il sipario al Druso di Bolzano, si spengono le luci e anche quella flebile speranza di rimonta svanisce. Sudtirol-Bari, match di ritorno playout di Serie B, stagione 2025/2026 disputatosi questa sera termina 0-0.

Epilogo amaro per i galletti che dopo 42 anni retrocedono in serie C; pareggio meritato, invece, per gli uomini di mister Castori che mantengono la categoria.

180 minuti e passa in campo; 30mila tifosi in casa appena una settimana fa’ e circa 700 in trasferta non sono bastati agli uomini di Moreno Longo e squadra tutta (allo sbando da tempo, diremmo ndr.) per aggiudicarsi la vittoria di questo spareggio salvezza e conservare la cadetteria.

Una squadra modesta, quella biancorossa pugliese, al cospetto di un’altrettanta squadra biancorossa modesta, quella tirolese, con più carattere però e una buona dose di cattiveria calcistica condita con agonismo sportivo che le hanno permesso di salvarsi. Un risultato a reti inviolate a Bari e a Bolzano, ma che comunque consente alla squadra di mister Castori di poter disputare un’altra annata in serie B visto il miglior piazzamento in classifica a fine stagione regolamentare: Sudtirol 41 punti e Bari 40.

Annata disastoesa e da dimenticare, dunque, per la SSC Bari che termina il suo campionato con le ossa rotte e una retrocessione amara; dramma calcistico per una città e una tifoseria (per tutto l’anno encomiabile ndr.) ridotta ad accontentarsi della cosiddetta “minestrina riscaldata”, tanto a Bari se si perde non è mai un disastro, cit.

Ed ecco il piatto servizio e condito a dovere per la prossima “scampagnata calcistica”, questa volta però in serie C.

I calciatori, attanti di una narrazione sconcertante; ma qualcuno lì ha visti giocare, lottare in campo? Sicuramente chi è appassionato di calcio, senza essere un calciofilo incallito, avrà notato che a questa squadra non è mancata tanto la tecnica o la tattica, quanto la “cazzimma”, parafrasando un noto gergo napoletano.

È mancata soprattutto la voglia di lottare, di raggiungere l’obiettivo, di essere squadra VERA e quando accade questo non c’è fuoriclasse che tenga o allenatore: si retrocede come accaduto questa sera al Druso di Bolzano.

Probabilmente il Bari era già retrocesso mentalmente già da tempo. Quel mordente che è mancato oggi, è mancato anche in occasione di partite precedenti della recente regular season. Basti pensare alle debacle di Pescara, Carrara e alla generosa vittoria contro un magnanimo Catanzaro per 3-2 che ha portato poi i galletti a disputare il playout che ora sappiamo cosa ha “regalato” al Bari calcio e a tutta la Bari sportiva; qualcosa di vergognoso.

E adesso cosa accadrà? Proviamo a leggere il pensiero di molti tifosi e addetti ai lavori, ma proviamo a leggere anche il pensiero e la struggente delusione di molti bambini baresi che imperterriti, nonostante la deludente annata calcistica, continuavano ad indossare per strada tra i vicoli della città e con un pallone tra i piedi le magliette dei loro beniamini biancorossi, urlando Forza Bari!

Si, forza Bari, detto “dal basso” per sperare di puntare in alto, quello che è sempre stato il sogno di una città, della città che rappresenta una stella, la Vecchia stella del sud. Perché Bari è soprattutto questo, passione e tradizione sino all’inverosimile; Bari e la sua squadra di calcio sono dei baresi.

E poi i bambini di questa città ferita che rappresentano il futuro, ma con una città ostaggio di qualcuno che futuro ci può essere?Dunque, la domanda sorge spontanea: e adesso ai bambini chi lo racconta?

La SSC BARI ha perso tutto; la città ha perso un sogno, ma ai bambini questo sogno non andava sottratto ed ora qualcuno almeno a loro spieghi il perché di tutto questo. Si può sbagliare, ma prendere in giro i più piccoli ed una città col priscio (perso da tempo, ahinoi ndr.), anche no.

Stefano Patimo

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