Serie TV. Un Medico in Famiglia verso un possibile ritorno sugli schermi, ma la Rai frena. Il cast: “Non siamo eterni”. Il fatto

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In fase di stesura l’undicesima serie. Tutto (quasi) pronto per il gran finale

Per il ciclo grandi ritorni sullo schermo, potrebbe tornare nelle prime serate di Rai 1 Un Medico in Famiglia. L’undicesima stagione, e anche l’ultima, è già in fase di scrittura, nell’attesa di essere valutata dalla Rai. Spetterà infatti a Rai Fiction, nella persona della direttrice Maria Pia Ammirati, decidere se dare o meno l’ok definitivo alla produzione della serie. Il cast, intanto, apre le porte alla nuova stagione. A scriverlo in anteprima è il giornalista Giuseppe Candela, in una sua esclusiva per il settimanale Chi.

Alcuni degli stessi interpreti storici hanno dato la loro disponibilità già mesi addietro: si tratta di Lino Banfi, Milena Vukotic, Margot Sikabonyi ed Eleonora Cadeddu. E un monito a “mamma Rai” arriva proprio dalla Vukotic a pochi giorni dal suo 90esimo compleanno, in cui sollecita i piani alti di viale Mazzini a fare presto: “Non siamo immortali, bisogna che la Rai si sbrighi”, ha dichiarato l’attrice. Aggiungendo poi: “A Lino voglio un bene dell’anima ed entrambi culliamo il sogno di ritornare sul set. Con lui e con Margot ci sentiamo tutti i giorni, come accade in una vera famiglia. La mitica “Pina di Fantozzi” ha così espresso forte entusiasmo per questa serie tv, anche a distanza di anni. La stessa serie che l’ha resa nota al grande pubblico anche per essere l’elegante – e al contempo, peperina – “nonna Enrica”.

Di tutt’altro parere è invece Giulio Scarpati, un altro dei protagonisti. “Il medico di famiglia” nel ruolo di “Lele” (Médico de familia con la famiglia Màrtin è infatti il format spagnolo su cui si basa la versione italiana) ha esternato perplessità sui rifacimenti a ogni costo e sull’accanimento delle cose passate, sostenendo che fosse necessario inventarsi qualcosa di davvero convincente, per riportare in TV un prodotto che aveva riscosso così tanto successo; esternando un laconico “A me sembra che non serva”. Ad avvalorare questa reticenza dell’artista è anche lo stesso regista della serie, Riccardo Donna, che ha ribadito come Scarpati non sarebbe ritornato a calarsi in quei panni.

Già mesi addietro, in occasione di Italian Global Series Festival, la responsabile di produzione Verdiana Bixio auspicava di poter tornare presto sul set, in virtù di un pubblico che chiede da moltissimi anni un ritorno della serie. La Publispei di Bixio, stessa casa di produzione dietro ai Cesaroni, è riuscita a riportare sul piccolo schermo la stessa serie concorrente di casa Mediaset, da poco reduce dai discreti ascolti del suo revival. “Noi siamo pronti, gli attori pure”, aveva commentato la produttrice.

La fortunatissima serie tv ha realizzato la bellezza di dieci stagioni, tutte di eguale successo in termini di ascolti, sapendo mantenere nel tempo lo stesso spirito che la vede legata fortemente al pubblico ancora oggi. Ma per un prodotto oramai conclusosi dieci anni fa, il rischio è quello di portarlo in auge senza avere una narrazione abbastanza forte, strutturata e avvincente che non deluda i telespettatori (con le grandi aspettative che si portano dietro i remake).

In attesa di formalità (più che di conferme) da parte del Servizio Pubblico radiotelevisivo italiano, proprio giorni fa, alla presentazione del libro di Lino Banfi “90, non mi fai paura!” (dal detto “La paura fa 90”: da qui il titolo della sua fatica letteraria), si è assistito a una reunion (in versione ristretta) della suddetta fiction, alla presenza di Scarpati e Cadeddu, e con lo stesso Banfi a presenziare all’evento; trasformando l’incontro in un momento che ha lasciato spazio a ricordi pieni di emozione.

Tra gli aneddotti rilasciati ai microfoni dei presenti, i seguenti: “Sai qual è la cosa più bella che ricordo? – dice Banfi a Scarpati – Quando tra una ripresa e l’altra andavamo a giocare (nonostante la mia età) suonando i campanelli di tutti i palazzi e scappavamo.” “Quelle ‘bibbonate’ che ci piaceva fare e che funzionavano”, risponde il collega. “Anche perché era una famiglia raccontata con credibilità, con verità. Non c’era niente di “recitato”, di non sentito, ma era come vissuto. Infatti le scene tra me e Lino– continua Giulio – erano tutte ‘buona la prima’, perché tanto ci guardavamo e già eravamo padre e figlio. Grazie, Lino.”

E su Eleonora Cadeddu (ovvero “Annuccia”),Lino Banfi dice: “Ce l’avevo in braccio già da quando aveva un anno e mezzo, tra i pannolini e i rumori, in quella che era la riproduzione della casa. “E’ giusto che ogni cosa bella abbia una fine (il finale che merita, ndr), mettere un punto fermo fa bene sia a noi che l’abbiamo fatto per tanti anni, che alla gente che ci ha voluto bene, salutando con una stagione finale (più che con un finale di stagione, ndr), conclude la giovane attrice, ora 30enne.

In un’intervista, l’attore pugliese dà un possibile spunto alla nuova trama, con Annuccia che comunica all’inizio alla famiglia al telefono che nonno Libero non c’è più. Tutti i parenti verrebbero per il funerale, ma lui sta benissimo e, quando li vedrebbe entrare in casa, direbbe loro: “Tiè! Io sto bene e sono più Libero di prima e adesso che nessuno si muova da qua!”. L’idea di Banfi è quella di fare 3-4 puntate di addio della famiglia Martini ambientate nel periodo natalizio, magari richiamando le vecchie figure più amate come Cettina (Lunetta Savino), Giacinto (Enrico Brignano) e Tea (Rosanna Banfi, sua figlia).

E in merito al suo personaggio dice: “Nonno Libero di oggi si muoverebbe con 2-3 computer in più, giocando con i ragazzi all’IA che mi trasformerebbe e dicendo loro: ‘Visto che la deficienza naturale l’abbiamo sempre avuta, almeno ora abbiamo anche l’intelligenza artificiale’. Qualche tempo fa, io e mio figlio abbiamo rivisto la casa dei Martini e mi sono commosso molto rivedendo il piccolo albero di ulivo che piantai in una scena della quarta serie, ora diventato enorme. Sono rimasto sorpreso dal fatto che c’è ancora: il che vuol dire che anche Libero c’è ancora.

Banfi sottolinea come ha lavorato molto su quella figura capace di raggiungere tutte le età e sul linguaggio, “rendendolo comprensibile da Bolzano a Canicattì; riuscendo non solo (e non sempre) a far ridere, ma anche a far sorridere e a commuovere”. “La differenza tra me e gli intellettuali è che io sono ancora nonno Libero, anche dopo quasi 30 anni” – conclude, invitando la squadra di lavoro ad accontentare il pubblico di Medico.

Da come si legge dalla moltitudine di commenti che in questi giorni si susseguono sui social, la fiction che racconta le vicende di questa famiglia pugliese trasferitasi nella Capitale è considerata “la più bella mai realizzata”. Nell’attesa di un riscontro e disposizioni dall’alto, non resta che sperare nel via libera ufficiale della RAI, per una delle serie che ha segnato la storia della fiction italiana e del palinsesto televisivo italiano tutto. Roma e il quartiere “Poggio Fiorito” (nome di pura fantasia – nella realtà Cinecittà) si preparano dunque alla nuova stagione finale di Un Medico in Famiglia.

Credit foto: DANinSERIES

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