
Le lingue dei segni non sono un semplice supporto alla comunicazione: sono lingue complete, con grammatica, lessico e identità culturale. Il 23 settembre la Giornata internazionale delle lingue dei segni richiama governi, istituzioni e comunità a garantire alle persone sorde il diritto di comunicare, informarsi e partecipare pienamente alla vita pubblica.
La ricorrenza è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 72/161 del 19 dicembre 2017 ed è stata celebrata per la prima volta nel 2018. La data coincide con l’anniversario della nascita, nel 1951, della Federazione mondiale dei sordi.
Lingue, non gesti universali
Non esiste un’unica lingua dei segni valida in tutto il mondo. Le Nazioni Unite ricordano che ne esistono più di 300 e che sono lingue naturali, strutturalmente distinte dalle lingue parlate. Anche la Lingua dei segni italiana ha una propria organizzazione e non corrisponde alla traduzione parola per parola dell’italiano.
Riconoscere questa pluralità aiuta a superare un equivoco diffuso: una sequenza di segni non è una mimica improvvisata. Come ogni lingua, richiede apprendimento, uso e una comunità che la mantiene viva.
L’accessibilità comincia dall’informazione
Scuola, sanità, giustizia, lavoro e servizi pubblici diventano realmente accessibili quando una persona può comprendere e farsi comprendere senza dipendere continuamente da familiari o soluzioni occasionali.
Interpreti qualificati, sottotitoli accurati, contenuti video accessibili e personale formato non sono aggiunte decorative. Sono strumenti che permettono di esercitare diritti, assumere decisioni informate e partecipare in condizioni di maggiore autonomia.
Più di 70 milioni di persone sorde
Secondo la pagina ufficiale delle Nazioni Unite dedicata alla ricorrenza, nel mondo vivono oltre 70 milioni di persone sorde e più dell’80% risiede nei Paesi in via di sviluppo. Numeri che rendono evidente quanto l’accesso alla lingua sia anche una questione di giustizia sociale.
Quando una bambina o un bambino sordo può apprendere precocemente una lingua dei segni, la comunicazione non viene rimandata a un futuro incerto. Famiglie, scuola e servizi hanno quindi la responsabilità di offrire informazioni corrette e percorsi adeguati, rispettando le scelte e le competenze delle persone coinvolte.
Dall’inclusione alla partecipazione
Parlare di inclusione può diventare vuoto se le persone sorde non partecipano alle decisioni che le riguardano. Accessibilità significa ascoltare le comunità, riconoscere le competenze professionali e progettare servizi fin dall’inizio, invece di aggiustarli dopo.
La Giornata del 23 settembre non chiede gesti simbolici isolati. Invita a considerare le lingue dei segni parte del patrimonio linguistico dell’umanità e a trasformare il riconoscimento formale in presenza quotidiana: nelle aule, negli sportelli, nelle emergenze, nei mezzi di comunicazione e negli spazi culturali.
Comunicare è un diritto
Una società accessibile non parla al posto delle persone sorde. Crea le condizioni perché possano parlare nella propria lingua, scegliere come comunicare e contribuire direttamente alla comunità.
Il messaggio della ricorrenza è essenziale: difendere le lingue dei segni significa difendere dignità, identità e partecipazione.
Fonti
- Nazioni Unite, International Day of Sign Languages, consultato il 23 settembre 2026.
- Assemblea generale delle Nazioni Unite, risoluzione 72/161, adottata il 19 dicembre 2017, consultata il 23 settembre 2026.




