
Il lavoro delle donne nelle campagne sostiene famiglie, economie locali e sistemi alimentari, ma continua a essere accompagnato da ostacoli nell’accesso alla terra, al credito, alla tecnologia e alle opportunità decisionali. La Giornata internazionale delle donne rurali, celebrata il 15 ottobre, nel 2026 assume un significato particolare: coincide con l’Anno internazionale della donna agricoltrice promosso dalle Nazioni Unite e coordinato dalla FAO.
Il tema scelto per la giornata richiama le agricoltrici rurali che si prendono cura della natura. Il messaggio non è soltanto celebrativo: invita a riconoscere competenze e responsabilità spesso poco visibili e a trasformare il riconoscimento in politiche, servizi e investimenti.
Una presenza decisiva nei sistemi agroalimentari
I nuovi dati raccolti dalla FAO mostrano la dimensione del fenomeno. Le donne rappresentano il 42 per cento della forza lavoro mondiale nei sistemi agroalimentari, pari a circa 1,37 miliardi di persone. Sono presenti in ogni segmento della filiera: produzione, trasformazione, distribuzione e commercio.
La partecipazione numerica, però, non coincide automaticamente con condizioni paritarie. Le donne risultano più esposte al lavoro informale, autonomo e meno retribuito. In molti contesti hanno inoltre un accesso più limitato alle risorse produttive e ai servizi necessari per rendere l’attività agricola stabile, innovativa e sostenibile.
Terra, credito e tecnologia: i divari ancora aperti
Secondo il dominio FAOSTAT dedicato al genere nei sistemi agroalimentari, nell’85 per cento dei Paesi per i quali sono disponibili dati le donne hanno minori diritti di proprietà o di possesso sicuro sui terreni agricoli rispetto agli uomini. Persistono anche differenze nell’accesso al credito, all’acqua, agli strumenti digitali e alle tecnologie.
Il divario digitale rurale merita attenzione: possedere meno dispositivi e avere connessioni più deboli significa accedere con maggiore difficoltà a informazioni meteorologiche, mercati, servizi bancari, formazione e innovazione agricola. Ridurre questa distanza non è quindi un intervento accessorio, ma una parte delle politiche di sviluppo.
La disuguaglianza incide anche sulla sicurezza alimentare
La FAO segnala che nel 2024 le donne adulte in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave erano 63,4 milioni in più rispetto agli uomini. Il dato mostra come il lavoro svolto nella produzione del cibo non protegga automaticamente chi lo compie dalla vulnerabilità economica e alimentare.
Per questo l’Anno internazionale della donna agricoltrice punta a stimolare riforme e investimenti che migliorino l’accesso a risorse, formazione, servizi e leadership. Rendere visibile il contributo delle donne è utile, ma non sufficiente se non si traduce in possibilità concrete di scegliere, innovare e partecipare alle decisioni.
Riconoscere il lavoro, costruire opportunità
Le esperienze promosse nel 2026 mettono al centro anche l’imprenditorialità, l’agricoltura digitale e lo scambio tra generazioni. Sono ambiti nei quali le politiche pubbliche possono produrre risultati misurabili: formazione tecnica, connettività nelle aree interne, servizi di cura, accesso al credito e tutela dei diritti sulla terra.
La Giornata del 15 ottobre offre dunque una chiave costruttiva: guardare alle donne rurali non soltanto come beneficiarie di interventi, ma come lavoratrici, imprenditrici e protagoniste della transizione ecologica. Quando l’accesso alle opportunità diventa più equo, ne guadagnano la produttività, la resilienza dei territori e la sicurezza alimentare delle comunità.
Fonti
- Nazioni Unite, International Day of Rural Women.
- FAO, International Year of the Woman Farmer 2026.
- FAO, nuovo dominio statistico sulle donne nei sistemi agroalimentari, 17 giugno 2026.
Fonti consultate il 15 ottobre 2026.




