
Il pensiero meridiano compie trent’anni. Pubblicato nel 1996, il libro con cui il sociologo barese Franco Cassano propose di guardare il Sud come soggetto del pensiero, e non soltanto come problema da correggere, conserva una presenza insolita nel dibattito pubblico.
Il Sud non più pensato soltanto da altri
Il punto di partenza di Cassano era rovesciare uno sguardo consolidato: il Mezzogiorno descritto esclusivamente attraverso il ritardo rispetto a un modello esterno. Nella scheda dell’edizione più recente, Laterza riassume la tesi come il tentativo di restituire al Sud la dignità di soggetto e di riconoscere nel Mediterraneo un’identità plurale, non una periferia.
“Meridiano” non indica quindi una chiusura geografica. È il nome di un pensiero della misura, del confine e dell’incontro fra rive diverse, costruito contro l’idea che modernizzare significhi imitare un solo centro. È questa tensione, più che uno slogan identitario, ad aver reso il libro discusso anche fuori dall’ambito accademico.
Una voce legata all’Università di Bari
Franco Cassano, nato nel 1943 e morto nel 2021, ha insegnato Sociologia dei processi culturali all’Università di Bari. Il suo lavoro ha attraversato sociologia, filosofia politica e analisi del tempo contemporaneo. Il trentennale è stato ricordato il 2 novembre anche da Radio Norba.
Perché rileggerlo oggi
In un presente segnato da guerre, migrazioni e nuove fratture nel Mediterraneo, il libro non offre previsioni né ricette immediate. Offre però un lessico per interrogare il rapporto fra territori, velocità economica e dignità delle differenze. A trent’anni dalla prima uscita, il suo valore sta anche qui: obbligare il Sud a non scegliere fra autocelebrazione e inferiorità, ma a produrre categorie proprie.
Immagine in evidenza: fotogramma del servizio di Daniela Primiceri per Radio Norba, utilizzato come immagine di repertorio.




