
Avendo esaminato l’importanza delle fonti scritte, spostiamoci ora sul piano di quelle materiali: non si fa riferimento, qui, alla sola archeologia e alla figura dell’archeologo, nell’immaginario collettivo sempre impegnato nello scavo e nel rispolvero di antichi cocci o frammenti di sculture o epigrafi, ma al rinvenimento di tutta l’oggettistica conservata di famiglia in famiglia nel corso dei decenni, magari sotto l’oscura protezione di polverosi bauli, che attendono solo di rivedere le luce per raccontare di loro e degli individui che ne hanno fatto uso.
La storia degli oggetti, della cultura materiale, è, del resto la storia del mondo, è il tacito e silenzioso racconto di una storia universale che, paradossalmente, supera in questo senso la fonte scritta: il commercio di beni di consumo e non rientra tra le attività più antiche sviluppatesi nelle prime civiltà umane, e lo scambio di oggetti – che si tratti di baratto o di compravendita – ha permesso a questi stessi oggetti di varcare i confini di diversi mondi culturali, subendo ricontestualizzazioni nell’uso e nella percezione che di essi si ha di volta in volta.
Un esempio per chiarire: l’abitudine del tè pomeridiano è sicuramente una pratica tutta inglese, affermatasi in Gran Bretagna durante il corso dell’età moderna, ma le tazzine in porcellana che costituivano i servizi da tè delle famiglie aristocratiche sono state rinvenute, in fatture molto simili o leggermente più modeste, anche negli inventari del corredo domestico di famiglie decisamente meno abbienti, dimostrando come questi oggetti dovessero essere molto probabilmente reperibili a basso prezzo.
Tazzine di porcellana realizzate perlopiù in Cina, che compivano lunghissimi viaggi via mare per giungere sulle coste inglesi, dove venivano immesse a poco prezzo in un mercato aperto a consumatori di tutti i ceti che, tuttavia, dovevano necessariamente valutare l’acquisto in maniera differente: quella che per un aristocratico inglese doveva essere una semplice tazzina da tè, poteva diventare oggetto d’arredamento o parte di un servizio più o meno pregiato in una famiglia più povera, che sicuramente non poteva permettersi l’acquisto delle foglie del tè che avrebbero permesso a quella tazzina di essere effettivamente utilizzata.
Ecco allora che la storia delle cose diventa la storia di tutti noi, dei significati che di volta in volta associamo ad esse, andando dalla semplice destinazione d’uso alla volontà di collezione, dalla semplice trasmissione ereditaria alla conservazione motivata da un valore affettivo di cui, da sempre, uomini e donne rivestono le loro cose.




