
Dopo aver stupito il mondo con i video generati da Sora 2, OpenAI è pronta a compiere un altro passo nel mondo della creatività artificiale: la musica. Secondo quanto riportato da The Information, la società guidata da Sam Altman starebbe lavorando a un nuovo modello di intelligenza artificiale capace di scrivere e comporre brani musicali originali, partendo da semplici input testuali.
Il progetto, ancora in fase sperimentale, nasce da una collaborazione con la Juilliard School di New York, una delle più prestigiose istituzioni al mondo per la formazione musicale e artistica. L’accordo consentirebbe a OpenAI di accedere a spartiti, esercizi e dati audio forniti da studenti e docenti, con l’obiettivo di creare un modello in grado di generare melodie coerenti, armoniche e personalizzabili.
Se confermato, si tratterebbe del primo passo verso un sistema capace di trasformare le parole in musica, aprendo un nuovo capitolo nella sinergia tra arte e intelligenza artificiale.
Musica su misura per i video di Sora
Secondo le anticipazioni, l’IA musicale di OpenAI sarà integrata direttamente in ChatGPT e nel modello video Sora, per offrire colonne sonore generate automaticamente in base al contenuto visivo o al tono narrativo del progetto.
In pratica, sarà possibile creare un video con Sora e chiedere all’AI di comporre una musica originale “su misura” per accompagnarlo: un sottofondo malinconico, una traccia elettronica, o una melodia orchestrale in stile cinematografico.
L’obiettivo è chiaro: estendere il potenziale creativo dell’ecosistema OpenAI, rendendo accessibile la produzione audiovisiva anche a chi non possiede competenze musicali. Un’agenzia pubblicitaria, ad esempio, potrebbe sviluppare intere campagne automatizzando il processo di generazione dei video, del testo e della musica, abbattendo tempi e costi di produzione.
Un approccio che conferma la visione di Altman: fare dell’intelligenza artificiale uno strumento creativo universale, capace di collaborare con l’uomo anziché sostituirlo.
Una sfida aperta con Google, Suno e Udio
Nel panorama dell’audio generativo, OpenAI non parte da zero ma entra in un mercato già in fermento. A maggio, Google ha lanciato Lyria 2, la seconda generazione del suo modello di creazione musicale basato su DeepMind, in grado di generare canzoni complete a partire da descrizioni testuali o frammenti vocali.
Anche le startup Suno e Udio hanno conquistato l’attenzione del pubblico e degli investitori. In particolare, Suno avrebbe quadruplicato i propri ricavi annuali, toccando quota 150 milioni di dollari, a conferma del crescente interesse per la musica creata dall’AI.
OpenAI, dal canto suo, deve recuperare terreno: la sfida non è solo tecnica, ma anche culturale e legale. L’azienda di Altman mira a distinguersi non per la quantità dei brani generati, ma per la qualità e la coerenza emotiva della musica, cercando di replicare l’intensità espressiva che solo un compositore umano può trasmettere.
Le ombre del copyright e la questione etica
Come già avvenuto nel settore video e testuale, anche la musica generata da AI solleva interrogativi complessi in materia di diritti d’autore e uso dei dati creativi.
Secondo The Information, OpenAI potrebbe trovarsi presto a negoziare accordi con le etichette discografiche per evitare cause legali legate all’uso non autorizzato di brani protetti da copyright nei dataset di addestramento.
La Recording Industry Association of America (RIAA), che rappresenta colossi come Universal, Sony e Warner Bros, ha già intrapreso azioni legali contro diverse aziende di AI accusate di “plagiare” materiali sonori protetti.
OpenAI punta a distinguersi proprio su questo fronte: attraverso partnership istituzionali come quella con la Juilliard, intende creare un dataset etico, controllato e trasparente, basato su contributi volontari e materiale didattico.
Un approccio che potrebbe diventare un modello per tutto il settore, ponendo le basi per una musica artificiale ma legittima, rispettosa dei diritti degli autori umani.
Verso una nuova idea di creatività
L’ingresso di OpenAI nel campo musicale apre un orizzonte di possibilità inedite: canzoni personalizzate per contenuti social, colonne sonore dinamiche per videogiochi, brani emozionali creati in tempo reale durante la visione di un video.
Questa nuova frontiera mette in discussione i confini tra autore e strumento, tra creatività e calcolo, ma può anche democratizzare l’accesso alla produzione musicale, consentendo a chiunque di trasformare un’idea in suono.
Come già accaduto con ChatGPT per la scrittura e con Sora per le immagini in movimento, l’AI di OpenAI dedicata alla musica promette di cambiare il modo in cui pensiamo la creatività stessa. Il futuro potrebbe appartenere a una generazione di compositori ibridi, in cui l’arte umana e l’intelligenza artificiale non si escludono, ma si completano.




