
Si accende una nuova controversia tra OpenAI e il mondo della cultura giapponese. La Content Overseas Distribution Association (Coda) – organizzazione che rappresenta i principali editori e produttori di anime e manga, tra cui Studio Ghibli, Square Enix, Aniplex e Shueisha – ha inviato una lettera ufficiale all’azienda guidata da Sam Altman chiedendo di interrompere l’utilizzo non autorizzato di opere protette da copyright per l’addestramento del modello Sora 2, la nuova intelligenza artificiale di OpenAI capace di generare video realistici da semplici prompt testuali.
Secondo quanto riportato dai media americani, Coda accusa l’azienda di aver impiegato senza consenso immagini, sequenze e stili riconducibili ad artisti giapponesi, rilevando forti somiglianze tra i risultati prodotti da Sora 2 e alcune opere iconiche del fumetto e dell’animazione nipponica. Per i creativi giapponesi, si tratterebbe di una violazione diretta del diritto d’autore, aggravata dall’assenza di trasparenza sulle fonti utilizzate per l’addestramento dei modelli generativi.
Copyright e intelligenza artificiale: una battaglia aperta
“La legge giapponese – si legge nella lettera inviata a OpenAI – prevede un’autorizzazione preventiva per l’uso di materiali coperti da copyright. Non esiste un modo legale per eludere tale responsabilità”. L’associazione contesta anche il sistema di “opt-out” offerto da OpenAI, che consente ai titolari dei diritti di escludere le proprie opere dai dataset di addestramento, ma solo dopo che queste sono già state utilizzate. Secondo Coda, questo approccio non solo è giuridicamente debole, ma non tutela i creatori dalle violazioni già avvenute.
La richiesta è chiara: sospendere l’uso non autorizzato dei contenuti, fornire una rendicontazione dettagliata dei dati di apprendimento e avviare un dialogo trasparente con gli editori per stabilire nuove regole di utilizzo etico. “Chiediamo a OpenAI – prosegue la lettera – di rispondere con sincerità alle nostre domande e di garantire un equilibrio tra l’innovazione tecnologica e la tutela dei diritti dei creatori”.
Sora 2 e la scintilla della “Ghibli-mania”
La polemica arriva in un momento delicato per OpenAI. Il modello Sora 2, lanciato tra Stati Uniti e Canada, ha già attirato attenzione per le sue straordinarie capacità di generare clip video fotorealistiche, ma anche per la sua somiglianza con lo stile anime giapponese.
A marzo, infatti, si era diffuso un fenomeno virale sui social, ribattezzato “Ghibli-mania”, in cui migliaia di utenti utilizzavano ChatGPT e altri strumenti AI per creare foto e video in stile Studio Ghibli partendo da immagini reali. Quella che sembrava una semplice tendenza creativa si è trasformata in una questione legale e culturale: dove finisce l’ispirazione e dove inizia la violazione dei diritti d’autore?
Molti artisti giapponesi vedono in questi esperimenti un furto di linguaggio visivo, una riproduzione automatizzata del lavoro di generazioni di disegnatori e animatori, realizzata senza alcuna compensazione o riconoscimento. Un problema che, nel Paese del Sol Levante, dove il rispetto per l’artigianalità artistica è parte dell’identità culturale, assume un peso ancora maggiore.
Il precedente globale e la sfida del copyright nell’era dell’IA
La denuncia di Coda si inserisce in un dibattito globale che vede contrapporsi creatori e sviluppatori di intelligenza artificiale. Negli Stati Uniti, Universal Music Group, Sony e Warner Bros hanno già avviato azioni legali contro aziende di AI che avrebbero utilizzato musica protetta da copyright per addestrare i propri modelli. Anche l’Unione Europea si sta muovendo in questa direzione: con l’AI Act, i legislatori chiedono trasparenza sui dataset e limiti più rigidi sull’uso di opere creative a fini di addestramento.
Il caso giapponese, tuttavia, è emblematico per un motivo in più: la forza identitaria dei manga e degli anime come patrimonio culturale nazionale. Se la legge dovesse dare ragione a Coda, l’impatto sul settore tecnologico sarebbe enorme, costringendo le aziende di AI a ripensare radicalmente i propri metodi di apprendimento automatico e ad avviare accordi di licenza con gli autori.
Creatività umana e algoritmi: il futuro della coesistenza
La sfida non è solo giuridica, ma anche etica e culturale. L’intelligenza artificiale ha aperto possibilità creative impensabili, ma ha anche scardinato i confini tra autore, opera e macchina. Per i fumettisti giapponesi, difendere il proprio lavoro significa difendere una visione del mondo basata sulla manualità, l’emozione e la tradizione narrativa. Per OpenAI, invece, il progresso tecnologico si fonda sulla capacità di apprendere da enormi quantità di dati, spesso difficili da controllare o attribuire.
La vera domanda diventa allora se sia possibile una convivenza equa tra la creatività umana e quella artificiale. Una convivenza che non cancelli la voce dei singoli artisti, ma la amplifichi nel rispetto dei diritti, della cultura e dell’originalità.
Il diritto d’autore come linea rossa
Il messaggio dei fumettisti giapponesi è chiaro: l’intelligenza artificiale non può crescere sulle spalle dei creatori. In un’epoca in cui l’IA riscrive regole e linguaggi, la tutela del copyright non è solo una questione legale, ma un principio di rispetto verso l’ingegno umano.
Il caso Coda-OpenAI segna quindi una tappa cruciale nel confronto tra arte e tecnologia: un monito che arriva dal Paese che più di ogni altro ha trasformato il disegno in linguaggio universale.




