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Conti pubblici, l’Istat conferma il deficit 2025 al 3,1%: l’Italia resta nella procedura Ue

La revisione dei conti nazionali alza il livello del Pil 2025 ma lascia invariato al 3,1% il rapporto deficit/Pil. La procedura europea per disavanzo eccessivo resta formalmente aperta.

di La RedazioneSettembre 23, 2026  |  2 min di lettura
Edificio istituzionale a Roma, immagine di repertorio sui conti pubblici italiani

La revisione dei conti nazionali non cambia il dato chiave per la finanza pubblica italiana: nel 2025 il rapporto tra deficit e Pil resta al 3,1%, appena sopra la soglia del 3% prevista dalle regole europee.

Che cosa ha aggiornato l’Istat

Il 22 settembre l’Istat ha pubblicato la revisione ordinaria dei Conti economici nazionali per gli anni 2024-2025. Il Pil 2025 ai prezzi di mercato è stato rivisto al rialzo a 2.265 miliardi di euro circa, ma il rapporto tra indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche e Pil è rimasto invariato al -3,1% rispetto alle stime di aprile.

Il saldo primario è confermato allo 0,8% del Pil, mentre la pressione fiscale nel 2025 si è attestata al 42,9%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

La procedura europea resta aperta

La Commissione europea indica ancora l’Italia tra i Paesi soggetti alla procedura per disavanzo eccessivo, aperta nel 2024. Il dato del 2025 non consente quindi, allo stato attuale, di considerare concluso formalmente il percorso europeo.

Questo non significa che la situazione sia immobile. Il governo punta a riportare il deficit sotto la soglia del 3% e nei mesi scorsi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva espresso fiducia nella possibilità di migliorare i conti. La chiusura della procedura, tuttavia, richiede passaggi e valutazioni formali delle istituzioni europee.

Perché il decimale conta

La differenza tra il 3% e il 3,1% può sembrare minima, ma nelle regole fiscali europee ha un peso preciso. La sostenibilità dei conti, inoltre, non dipende soltanto dal deficit annuale: resta centrale anche l’elevato debito pubblico e il costo degli interessi, soprattutto in una fase di tensioni geopolitiche e finanziarie.

Per cittadini e imprese la questione non è puramente contabile. I margini di bilancio condizionano infatti le risorse disponibili per politiche sociali, investimenti, riduzioni fiscali e interventi contro il caro energia.


Fonti verificate: Istat, “Conti economici nazionali – Anni 2010-2025”, 22 settembre 2026; Commissione europea, pagina sulla procedura per disavanzo eccessivo dell’Italia, consultata il 23 settembre 2026. Segnalazione iniziale: Good Morning Italia del 23 settembre 2026. Testo elaborato autonomamente dalla redazione di Stranifatti.it.

La Redazione

Autore su Stranifatti.it. Fatti, storie e persone raccontati con attenzione al territorio.

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