
Il Senato ha dato il via libera definitivo alla legge delega che riapre formalmente la strada all’uso dell’energia nucleare in Italia. Il provvedimento non autorizza l’immediata costruzione di nuove centrali, ma affida al Governo il compito di definire il quadro normativo per un possibile ritorno dell’atomo nel mix energetico nazionale.
Cosa cambia davvero
La delega consente all’esecutivo di predisporre i decreti necessari a disciplinare il settore, con attenzione alle tecnologie di nuova generazione. Il percorso indicato dal Governo guarda in particolare ai reattori modulari di piccola e media dimensione e, in prospettiva più lunga, alla fusione.
Non è un ritorno immediato alle centrali
Il voto parlamentare rappresenta quindi l’avvio di un percorso legislativo, non l’apertura automatica di nuovi impianti. Tempi, tecnologie, localizzazioni, sicurezza e gestione dei rifiuti radioattivi dovranno essere affrontati nei successivi passaggi normativi e amministrativi.
Un tema che divide il Paese
L’Italia aveva abbandonato la produzione elettronucleare dopo il referendum del 1987, seguito all’incidente di Chernobyl. Il Governo sostiene che le nuove tecnologie possano contribuire alla sicurezza energetica e affiancare le rinnovabili; le posizioni critiche richiamano invece costi, tempi, sicurezza e gestione delle scorie. Il confronto pubblico continuerà quindi ben oltre il voto del Senato.
Fonti verificate: Senato della Repubblica, iter parlamentare; Associated Press, 23-24 settembre 2026. Segnalazione editoriale: Good Morning Italia, 24 settembre 2026.
Immagine suggerita: Palazzo Madama o infrastruttura nucleare di repertorio, chiaramente identificata come tale; credito secondo licenza.




