Taranto, “La cultura non basta” di Luigi De Luca: oggi la presentazione

La Redazione
Taranto, “La cultura non basta” di  Luigi De Luca: oggi la presentazione

Nuovo appuntamento degli Stati generali della cultura – Territorio, parola e bellezza, presso la Biblioteca Acclavio. L’evento, libero e gratuito, consentirà di  confrontarsi sui temi dell’industria culturale, della forza delle comunità, dei bisogni dell’essere umano e dei mercati

 

TARANTO – Appuntamento con gli Stati generali della cultura – Territorio, parola e bellezza, oggi giovedì, 9 novembre, alle ore 17.30 presso la Biblioteca Acclavio, di Taranto in compagnia di Luigi De Luca, autore del libro La cultura non basta – Contro l’industria della cultura, per un’arte di comunità, Edizioni dell’asino.
Un’occasione per riflettere sull’industria culturale, sulla forza delle comunità, sui bisogni dell’essere umano e sui mercati.

Stati generali della cultura – Territorio, parola e bellezza è un processo partecipato e frutto, a sua volta, del progetto La Restanza – La resilienza di chi resta, nato già nel 2019 con la I edizione del Festival di Poesia e Letterature del Mediterraneo. La Restanza è un progetto di rigenerazione di comunità con l’obiettivo di progettare attraverso la cultura, le arti, i mestieri e soprattutto la parola, una nuova visione di città dialogante e protagonista del proprio sviluppo economico- sociale e turistica.  Attraverso la parola, l’obiettivo era – e rimane – dare spazio alle persone, alle memorie e ai luoghi per costruire la “comunità di destinazione universale”.
La parola diventa ponte e si tramuta in azione.

L’attuale edizione de La restanza è sostenuta da POR PUGLIA 2014-2020 – Asse VI – Azione 6.8 – Piano Strategico del Turismo – Asse VI – Azione 8 “Interventi per il posizionamento competitivo delle destinazioni turistiche” – “Palinsesto unico e promozione del territorio e delle sue eccellenze”.

Ripartire dai luoghi e dalla nostra storia, promuovere le nostre eccellenze, dunque, rimane uno dei degli obiettivi del progetto.

Pertanto, questo secondo appuntamento non poteva che svolgersi in uno dei luoghi simbolo della città e baluardo della cultura, degli scambi e della parola: la Biblioteca Acclavio.

Nella stessa direzione è orientata la scelta dei professionisti che, nel corso degli appuntamenti, si confronteranno e metteranno a disposizione di tutti, della comunità, i propri saperi.

Necessaria, allora, la partecipazione di Luigi De Luca, rinomato studioso che, dopo gli studi in Semiologia a Bologna, ha deciso di tornare in Puglia, dove è poi approdato alla carriera pubblica.
De Luca si è occupato di teatro, cinema, musei, biblioteche e cooperazione euro-mediterranea. La gestione del patrimonio culturale in una prospettiva di cooperazione territoriale è il campo nel quale si colloca il suo impegno attuale.

L’evento inizierà alle ore 17:30 con i saluti istituzionali di Gianluigi Pignatelli.
A dialogare con l’autore il giornalista tarantino Giuseppe Mazzarino.
Interventi di Giulio De Mitri, artista e presidente del CRAC Puglia, e di Silvia Quero, scrittrice e storica.
L’evento, libero e gratuito, confluisce nella IV edizione del Festival di Poesia e Letterature del Mediterraneo.
Designer cultural for community è, invece, di Tiziana Magrì, giornalista pr, e già direttrice del festival.

Dalla quarta di copertina di La cultura non basta:

La più grande trasformazione sociale che l’umanità ha vissuto è stato il crollo delle comunità locali, determinato dalla rivoluzione industriale e dall’avanzata del capitalismo. Lo stato e il mercato hanno soppiantato i tradizionali legami di solidarietà costitutivi della comunità. Lo stato attraverso i suoi funzionari e il mercato attraverso la propaganda hanno ridisegnato l’universo dei bisogni e delle aspettative di una umanità privata degli ancestrali punti di riferimento e trasformata in massa amorfa. L’industria culturale fornì ai mercati formidabili strumenti di manipolazione della volontà degli uomini, così come una nuova classe di funzionari, docenti, impiegati, assistenti sociali, tutori dell’ordine costituito accreditavano l’idea che i confini della società, i bisogni degli uomini come i loro sogni coincidesse con i confini dello stato.

Il riparo cauto nelle case e dietro le mascherine non è bastato contro lo spaesamento e la paura che ci ha colti durante la recente pandemia. Dopo aver percepito l’incertezza di come sarebbe diventato il mondo, ne siamo venuti fuori davvero migliori, come speravamo? Ci è mancato un antidoto all’isolamento, un immaginario possibile e sostenibile per l’animo umano, un sentirsi comunità capace di dare risposte collettive alle attese di futuro.

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